La città

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LE ORIGINI STORICHE DI MOGLIANO VENETO
Mogliano, che si richiama ad origini romane, perché sorta nell'agro altinate, dopo la distruzione subita ad opera degli Ungheri rinacque verso il 1000 con la fondazione del monastero benedettino. L'attuale città, sviluppatasi su questo primo nucleo, è erede quindi della civiltà romana, su cui si è innestata la civiltà cristiana, fondata sulla fede e sul lavoro agricolo. Ben presto attinse sviluppo dalla vita commerciale, che scorreva attraverso il Terraglio, portando alla nascita di artigianato e attività mercantili. Fu proprio questa sua condizione di punto d'incontro tra Treviso e Venezia, che incrementò la sua popolazione e favorì il sorgere di attività connesse all'assistenza, come l'Ospedale dei Battuti, attivo per oltre quattro secoli.
Sotto la Serenissima Mogliano, zona di villeggiatura, accentuò le sue caratteristiche di accoglienza e potenziò la sua attività agricola.
Dopo la decadenza collegata alle guerre napoleoniche e alle dominazioni straniere, essa rifiorì nel secolo scorso con nuove forme di ospitalità e di attività lavorative, dando vita ad istituti, tra i quali spicca il primo Pellagrosario privato d'Italia, e a colture, come quella delle pesche, che ne hanno portato il nome in tutta Europa.
Nuova conferma a questo suo destino l'ebbe in occasione della prima guerra mondiale, quando ospitò i comandi della III° Armata e numerosi ospedali da campo.
La sua gente maturò nel dopoguerra  nuove conquiste sociali con le Leghe Contadine e società di mutuo soccorso. Nel secondo dopoguerra coll'aumento della popolazione è diventata città e continua a rimanere zona di contatto fra le attività di Venezia e Treviso, chiamata anche per scelta democratica al lavoro ed all'accoglienza.

LO STEMMA

Lo stemma del Comune di Mogliano Veneto, concesso, assieme al gonfalone, con Decreto del Presidente della Repubblica 18 gennaio 1988, presenta alcuni motivi che compendiano, mediante il simbolismo delle origini, l'identità storica ed esistenziale della città.


E' suddiviso in due partiti. Nel primo, su uno sfondo azzurro, campeggia un monte gobbato sopra al quale sono poste la luna e una stella a otto punte, che sono il simbolo dell'Abbazia Benedettina, attorno alla quale nell'anno 996 sorgeva un primo nucleo moglianese di un certo rilievo. Il monte poggia su una campitura dorata che rappresenta la campagna. Nel secondo partito, su uno sfondo verde, una cornucopia rovescia delle pesche e delle spighe, simbolo dell'abbondanza e della fertilità agricola della terra moglianese. Questi simboli poggiano su una campitura a onde azzurre e dorate, significando il legame che la città ha avuto nel passato con la repubblica veneziana. Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma sopra descritto, con la iscrizione in oro della denominazione della città.


Il Territorio di Mogliano

Mogliano Veneto sorge proprio sulla direttrice Mestre-Treviso nella fascia di pianura compresa fra le propaggini prealpine e il mare Adriatico che vicino alle coste si presenta con numerose frange date dagli isolotti delle lagune.

La pianura veneta, nel tratto tra il Brenta e il Tagliamento, pur essendo la continuazione di quella Padana, risente del benefico influsso del mare in relazione soprattutto al clima, poiché si riscontra un sensibile contenimento delle escursioni termiche.

 

Altri elementi singolari sono la presenza di numerosi fiumi che nella bassa pianura hanno un andamento piuttosto tranquillo per collegarsi poi direttamente al mare e da una fitta rete di canali che si intersecano fra loro e favorivano, in epoche passate, lo sviluppo del commercio tra il mare e la terraferma. Tutto il territorio di Mogliano Veneto, situato nella parte Sud della provincia di Treviso, si sviluppa in un ambiente ricco di acque in tutte le stagioni.

 

I suoi fiumi, Zero e Dese, hanno origine all'altezza della linea delle sorgive. Questa zona è situata nella media pianura dove hanno le sorgenti i fiumi formatisi, per la presenza di terre impermeabili, da affioramenti spontanei di acque che si sono infiltrate tra i detriti e i materiali grossolani depositati dai corsi d'acqua nelle zone pedemontane, luogo in cui diminuisce la pendenza e quindi la velocità; la fascia delle risorgive segna il limite tra l'alta e la bassa pianura.

 

Il trasporto di materiale da parte di questi fiumi è minimo e la portata più regolare rispetto a quella dei fiumi alimentati dalle acque di rifusione dei ghiacciai di origine alpina.

 

Le rete idrica nel nostro territorio comprende anche diversi fossi (come il PIANTON e la FOSSA STORTA), testimonianza dell'attività dell'uomo per il controllo delle acque che per problemi di deflusso, a causa della scarsa pendenza del terreno, formavano un tempo, ampie aree paludose e malsane. Ora i fiumi si snodano tra abitati e coltivazioni, creando insieme alle rogge e ai canali note suggestive nelle belle giornate di sole.


LUOGHI E NOMI

Mogliano
In dialetto "mojo" significa "bagnato": si può pensare, nel caso del nome "mogliano", ad un territorio paludoso ed acquitrinoso. E' più probabile, però, che il termine derivi dal nome di un podere. Tale doveva essere quello di un certo Molius, di possibili origini romane. Il podere, che, per ragioni di distinzione, veniva chiamato con il nome del proprietario, si chiamava, in latino, "praedium Molianum". Il nome, per praticità, si semplificò in "Molianum", per poi, con il passar del tempo, assumere la forma attuale.

Ghetto
La località ora nota come "Ghetto", nelle mappe antiche, è segnata dalla presenza delle "case Valonghe". Via Ghetto si chiamava allora "Strada delle Valonghe". Le abitazioni dovevano essere quelle dei Valongo, cognome tuttora molto diffuso a Mogliano. I Valongo sono spesso chiamati con il soprannome "Valonghetto". La contrazione di questo appellativo sembra pertanto all'origine del nome della borgata "Ghetto".

Campocroce
"Campo della Croce", in memoria di qualche triste evento, oppure per motivi devozionali.

Marocco
Una leggenda ricorda che, dove ora è Marocco, un tempo era la costa, contro la quale si infrangeva il mare rauco. L'origine del nome sembra però da farsi risalire ad un certo Madruchus, nome diffuso tra le genti barbare. Costui era probabilmente un capo dell'insediamento barbarico organizzatosi sulla sponda destra del Dese presso l'odierna Marocco, o comunque un personaggio di importanza tale da lasciare il proprio nome alla località.

Olme
Il nome deriva da un bosco di olmi che era nella zona.

Torni
Residente nella zona era la famiglia Battistiol, soprannominata "Torni". Villa Torni, ora Istituto Gris, apparteneva ai Battistiol.

Zerman
La parrocchiale di Zerman è intitolata a S. Elena imperatrice. Non molto lontana però è un altra chiesa dedicata alla medesima santa: la parrocchiale di S. Elena di Silea. L'Agnoletti ricorda che, perché non si creasse confusione, la seconda era chiamata "S. Elena super Silerim". La prima apparteneva alla giurisdizione dei Collalto, che avevano origini germaniche, perciò fu allora detta "S. Elena de Germanis", quindi "de Zermanis". Il nome si estese poi alla località nella forma contratta "Zerman".

Bonisiolo
L'Agnoletti parla di "bonum solum", ovvero terreno buono e fertile.

Ronzinella
Sembra derivare da un cognome presente nella zona sin dal Medioevo: Roncinelli. Mazzocco Cognome della famiglia proprietaria del palazzo successivamente demolito. Precedentemente, la località si chiamava "Maccatrozzo", tuttora diffuso cognome moglianese.

Foto del territorio di Mogliano Veneto
comune via d bosco chiesa abbazia
Piazza dei Caduti con sullo sfondo il Palazzo Municipale Via Don bosco, dalla Chiesa Parrocchiale verso Piazza Caduti Via Don bosco, dalla Chiesa Parrocchiale verso Piazza Caduti Abbazia Benedettina - Cortile interno
via d bosco cassamarca piazza piox saragat
Via don Bosco - da Piazza Caduti al Terraglio Il Terraglio - sulla dx edificio della Cassamarca Piazza Pio X Piazza Saragat
ronzinella stadio ferretto marchesi marocco
Percorrendo Via Ronzinella dal Mazzocco verso il centro - sullo sfondo il complesso residenziale SIF Lo stadio comunale di Via Ferretto Nuovo insediamento ex area Marchesi Quartiere Marocco - Scultura del M.o. Toni Benetton
s elena

vergine grazie

filanda motta

s teonisto

Frazione Zerman - Chiesa Parrocchiale di S. Elena

Frazione Bonisiolo Santuario "Beata Vergine delle Grazie"

Frazione Campocroce - Complesso ex Filanda Motta

Frazione Campocroce Chiesa Parrocchiale San Teonisto

LE VICENDE NEL TEMPO

A causa delle numerose e devastanti alluvioni che interessavano queste zone, sono pochissimi e non sempre certi i reperti, relativi al neolitico e all'età del bronzo, a noi pervenuti.

In un territorio prevalentemente selvaggio e poco adatto ad essere abitato, si insediarono circa 3000 anni fa delle popolazioni venete, di origine illirica, provenienti dal versante Adriatico della penisola Balcanica che costruirono i loro primi nuclei abitativi, destinati a svilupparsi in seguito in grossi centri urbani come Altino, che diverrà poi uno dei maggiori riferimenti in età romana poiché da qui partiva la via Claudia Augusta Altinate che, attraverso le prealpi feltrine, raggiungeva Trento e Merano.

Le popolazioni venete furono portatrici di una ricca civiltà del ferro che si sviluppò prevalentemente nella zona del trevigiano e continuò tranquilla anche quando i Romani (due secoli circa prima di Cristo) estesero la conquista dell'Italia fino alle Alpi. Non solo, ma a contatto delle nuove popolazioni impararono a migliorare l'organizzazione amministrativa, potenziarono le loro mire commerciali, l'espansione delle città (Altino e Treviso) con la costruzione di minori centri in punti strategici, suddivisero il territorio in "centuriazioni", fecero rifiorire l'agricoltura con la costruzione di fossi di drenaggio, argini, coltivazione di numerosi terreni, costruirono nuove strade che, attraversando tutto il Veneto, permettevano comunicazioni anche con la Germania.

Si determinò lo sviluppo di territori limitrofi come Mogliano Veneto, dove molti terreni vennero destinati all'agricoltura e i ricchi proprietari costruirono splendide ville, in un ambiente verdeggiante e incontaminato, di un'architettura e di una magnificenza tale da destare la meraviglia del poeta latino Marziale che le celebrò nelle sue rime.

Il benessere assicurato dall'integrazione veneto-romana durò vari secoli; incominciò ad andare in crisi a causa dell'invasione delle popolazioni barbariche. L'incuria da parte dell'uomo in queste zone diede presto effetti negativi, infatti le acque non controllate, tracimarono causando paludi e acquitrini malsani. L'ambiente prima fertile e popoloso divenne in breve una landa insalubre. Tale situazione rimase così impressa nelle popolazioni che fecero persino risalire l'etimologia del nome Mogliano alla voce dialettale "moio" che significa "bagnato".

Sembra invece che il termine Mogliano derivi da Molinus, il nome del proprietario terriero di origine romana dove sorse il paese.

Verso il 7° secolo, in seguito ad incursioni da parte dei Longobardi, mentre da un lato si registrò un esodo verso le lagune, sulla terraferma si formò una piccola comunità longobarda, sembra di guerrieri insediatisi a Mogliano in località strategiche atte al controllo delle popolazioni lagunari.

Di questo periodo rimasero due colonne in stile longobardo conservate nel Museo Civico di Treviso, trovate nell'Abbazia Benedettina di Mogliano, che pare provengano da qualche antica costruzione. In epoca precedente alla fondazione del monastero Benedettino sembra che in località Moliane si fosse sviluppato un piccolo centro, pare fosse il primo nucleo della città, fondato non si sa precisamente se dai romani, dai longobardi o da altri gruppi attirati dalla tranquillità e prosperità del luogo, che infatti si espanse con diversi insediamenti abitativi attorno ad una chiesa di una certa importanza da diventare "Pieve".

Purtroppo, in seguito alle incursioni degli Ungari nel IX-X secolo le popolazioni abbandonarono Mogliano per rifugiarsi in luoghi fortificati. Precise documentazioni attestarono che nel 996 la località era deserta e selvaggia. Quindi, per risollevare le sorti della zona appartenente alla propria diocesi, Rozone, vescovo di Treviso, fondò un monastero di Benedettini che, attraverso la loro incessante ed alacre opera di bonifica e riattivazione della rete stradale, riuscirono a ripopolare la zona.

A breve distanza furono costruiti altri edifici lungo la strada del Terraglio che divenne una via di comunicazione sempre più frequentata. Dopo il 1000, varie città venete acquisirono una certa autonomia locale, ma spesso erano in lotta tra loro per l'ambizione di potenti famiglie che miravano ad incrementare i loro possedimenti. Quindi, la convivenza degli Scaligeri - Carraresi - Da Camino, signori rispettivamente di Verona, Padova e Treviso, non fu pacifica. Mogliano, situata in una zona di passaggio, fu diverse volte al centro di queste contese: nel 1192 nella guerra tra Padova e Treviso, nel 1234 ancora i Padovani sotto il dominio di Ezzelino III da Romano attuarono nuove scorrerie e distruzioni, nel 1311 soldati tedeschi bruciarono e saccheggiarono case, poi fu la volta di Cangrande della Scala, signore di Verona, che volendo allargare i confini dei suoi possedimenti, a più riprese scelse Mogliano come punto strategico per condurre le sue operazioni belliche.

Le mire espansionistiche di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, volte ad estendere il suo ducato oltre il lago di Garda, fecero scattare inizialmente le difensive da parte di Venezia, per poi passare alla conquista dell'entroterra Veneto. Per un lungo periodo, dopo l'affermarsi di Venezia sulla terraferma, la storia politica ed economica fu legata alle vicende della Serenissima. Nel '500, se da una parte la ripresa della vita agricola dava una certa solidità economica, i commerci marittimi incominciavano a risentire di una sensibile crisi, data soprattutto dalla scoperta dell'America, per cui i veneziani incominciarono ad investire enormi capitali per l'acquisto di vasti latifondi, introducendo nuove colture e aumentando l'allevamento di bestiame. Ricche famiglie incominciarono a stabilirsi nelle proprietà acquistate costruendosi fastose dimore accanto alle case coloniche. L'influenza di questo dominio impresse caratteri peculiari all'attività economica, alla cultura e all'arte.

Alla caduta della Repubblica di Venezia, con il trattato di Campoformido (1797), il Veneto passò sotto la dominazione Austriaca, ma dopo alterne vicende tra Austria e Francia dal 1813 al 1815, ritornò ancora all'Austria. Durante questo periodo Mogliano conobbe un sensibile sviluppo edilizio, in particolare lungo il Terraglio, nelle vie di comunicazione terrestri-acquatiche per raggiungere Venezia e ferroviarie per facilitare scambi con le città vicine.

Durante la 1° guerra mondiale il paese divenne sede delle armate impegnate nel combattimento sul Basso Piave. Alla conclusione della guerra, purtroppo con consistenti perdite umane, le condizioni di vita erano difficili per l'alta disoccupazione che scatenò conflitti e violenze. Nonostante questo alcuni contadini, riuniti in cooperative, riuscirono a sviluppare la "coltivazione della pesca" e a commercializzarla in diversi mercati europei quali Austria-Svizzera-Germania-Inghilterra. Durante la 2° guerra mondiale furono soprattutto i bombardamenti, gli arresti e le deportazioni dei moglianesi ad incidere sulla vita civile. Subito dopo la fine del conflitto però, decollarono iniziative che portarono ad un notevole sviluppo urbano, incrementato dal flusso migratorio, costituito inizialmente da persone provenienti dai vicini centri lagunari e da altre regioni italiane.

L'agricoltura che è sempre stata la base dell'economia, oggi lo è in misura inferiore, anche se l'uso di mezzi moderni e meccanici è riuscito ad aumentare e migliorare la qualità dei prodotti. La maggior parte della popolazione è dedita all'industria che, grazie alla vivacità e intraprendenza imprenditoriale, ha avuto e continua ad avere ritmi dinamici di sviluppo tra i più avanzati. Una simile crescita economica ha sollecitato una particolare attenzione in altri campi come il commercio, i servizi, l'istruzione, lo sport, l'arte, la cultura, ecc…

Numerose ed efficienti sono le strutture che Mogliano offre in ogni settore ai propri cittadini e ai turisti.

Personaggi Illustri
Gian Battista Piranesi (1720-1778) - Architetto e Incisore.
piranesi

Compì i primi studi a Venezia, a Roma frequentò lo studio dell'incisore Giuseppe Vasi e sembra abbia frequentato per qualche anno la bottega di Giambattista Tiepolo. Dal 1744 tutta la sua attività si svolgerà a Roma. Continuò per anni ad incidere vedute di Roma, poi la sua fantasia ebbe il sopravvento e cominciò a creare scene composite, un misto di realtà e di immaginazione. Tra la grande quantità di lavori eseguiti in tanti anni di attività, suoi capolavori restano le "Carceri d'invenzione". Sono composizioni fantastiche, scene grandiose. A Gian Battista Piranesi i moglianesi hanno dedicato una scuola e una strada.

Giuseppe Boldini (1822-1898) - Pittore.
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Partecipò alla difesa di Venezia assediata dagli Austriaci. Venne arrestato e imprigionato nel carcere di Belfiore. Riacquistata la libertà, intensificò la sua attività artistica. Sono sue la pala di "S. Giuseppe" della parrocchiale di Mogliano e quelle di "S. Giorgio", di "S. Antonio" e di "S. Valentino" nella chiesa di Marcon. Fu il primo sindaco di Mogliano

 

Cardinale Giuseppe Luigi Trevisanato
Fu Patriarca di Venezia dal 1862 al 1877 e si prodigò per aiutare i patrioti italiani imprigionati dagli Austriaci. Fu inolte un grande studioso e un profondo orientalista. Conosceva ben diciannove lingue, tra orientali e antiche.

Ing. Costante Gris (1842-1925) - Benefattore
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Nacque a Venezia ma si stabilì a Mogliano dove operò come curatore degli interessi di nobili famiglie. Il contatto con le difficoltà della povera gente lo convinse, una volta divenuto sindaco, a fondare un ospedale specializzato nella cura della malattia più diffusa allora a Mogliano: la pellagra. Istituì "Cucine Economiche" per dare cibo sano e vario agli ammalati di pellagra. Fece aprire delle "Cascine di allattamento artificiale" per i figli degli ammalati. Si adoperò alla fondazione dell'Asilo infantile. Curò l'istitutzione di "Corsi di educazione ed economia domestica per le donne del popolo".


Pier Luigi Furlanetto (1849-1880) - Musicista e Compositore.
Pur essendo morto in giovane età, a soli trentun anni fu autore di messe e di altra riuscita musica sacra. Compose cantate e altri lavori, oltre che l'opera Sansone per il teatro.

Adriano Augusto Michieli (1875-1959) - Storico.
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Nato a Venezia, passò a Mogliano i migliori anni della sua adolescenza e qui iniziò la sua carriera di insegnante. Fu un appassionato studioso di letteratura, storia e geografia. Scrisse varie centinaia di articoli per riviste specializzate, inoltre opuscoli e monografie. E' da ricordare "Casi e vicende di Mogliano Veneto", edita nel 1957

Luigi Koflach (1880-1972) - Pittore.
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Studiò alla Scuola d'Arte di Venezia e poi a Firenze. La sua personalità si esplicò attraverso la decorazione murale, l'acquarello e la pittura ad olio. Come decoratore lasciò testimonianze in varie chiese e palazzi pubblici e privati del Veneto. A Mogliano, i soffitti del Municipio, della Cassa di Risparmio, le decorazioni della Chiesa dei Salesiani e di alcune case private sono opera sua. La sua tematica variava dai soggetti religiosi ai ritratti, alle nature morte, ai paesaggi, nei quali con abile tocco maggiormente identificava la sua poetica. Riscosse, oltre a numerosi premi, anche i consensi del pubblico e della critica qualificata. Molte sue opere si trovano presso gallerie pubbliche o private in Italia e all'estero.

Gino Rossi (1884 - 1947) - Pittore.
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Nato a Venezia nel 1884 e morto a Treviso nel 1947. Dopo alterni periodi di studio in Italia e Parigi, nel 1916 viene richiamato alle armi e fatto prigioniero in Germania. Sconvolto dalle privazioni torna in Italia e riprende la sua attività con esposizioni a Verona, Torino e Treviso. Nel 1926 viene ricoverato in manicomio e fra il suo peregrinare da ospedale a ospedale soggiorna anche al Gris di Mogliano.

Antonietta Meneghel, in arte Toti Dal Monte (1893-1975) - Cantante lirica.
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Esordì nel 1916 alla Scala di Milano nella "Francesca da Rimini", ottenendo un grande successo. Successivamente ogni nuove interpretazione delle opere del suo vasto repertorio, ("Rigoletto", "Sonnambula", "Lucia di Lammermoor", "Barbiere di Siviglia", "Madama Butterfly" ed altre) non faceva che accrescere la sua fama che ben presto varcò i confini della patria. Fu invitata a cantare nei più famosi teatri del mondo, spesso sotto la guida di Toscanini. La sua voce aveva un timbro di eccezionale purezza, soavità e il dono di creare negli ascoltatori un'atmosfera di forte tensione emotiva. Dal 1924 al '34 Toti Dal Monte ha avuto la soddisfazione di essere una delle artiste liriche più care e più gradite. Insegnò poi canto a Roma, Milano e Venezia. Nel 1956 fu invitata in Russia come consulente nei conservatori e nei teatri.

Giuseppe Vasco Vian (1895-1979) - Scultore.
vian

Studiò all'Accademia di Belle Arti di Venezia e varie furono le opere sia di carattere sacro che profano. Ultimo suo lavoro in patria, prima di partire per l'estero, fu il monumento ai Caduti moglianesi (1925). Partì per l'Argentina, senza neppure aspettare l'inaugurazione della sua ultima opera. Nella nuova patria i suoi lavori furono presto notati ed apprezzati. Innumerevoli sono le sue opere in Argentina e varie sparse in altre nazioni dell'America Latina, in Francia e in Egitto. Negli ultimi anni di attività si dedicò pure alla pittura. Nel 1974 ritornò in Italia per rivedere il suo paese natale e fu festeggiato dai suoi concittadini che gli offrirono una medaglia d'oro ricordo.

Sandro Fuga (1906-1994) - Musicista e Compositore.
fuga

Frutto della sua attività creativa è una grande quantità di composizioni di musica da camera, orchestrale e lirica. Suoi lavori notevoli sono "Le ultime lettere da Stalingrado" e "La Croce deserta".

Toni Benetton (1910-1996) - Scultore.
benetton

Si trovano opere della sua creatività sulle piazze, nei musei, nelle case del Veneto e d'Italia, in Germania, in Tunisia, negli Stati Uniti e in Giappone. Ha fondato nel 1967 l'"Accademia Internazionale del Ferro Battutto", con un vero e proprio museo.

Giuseppe Berto (1914-1978) - Scrittore.
berto

Stese alcuni racconti e poi i romanzi "Le opere di Dio" e "Il cielo è rosso". Quest'ultimo lavoro vinse il Premio letterario Firenze e gli diede la fama di scrittore. La produzione successiva fu varia e di un certo valore. Di maggior pregio secondo la critica sono "Il male oscuro", che vinse nello stesso anno i premi Viareggio e Campiello, e "La passione secondo noi stessi". L'ultima opera "La gloria" è giudicata da molti critici il suo capolavoro".

Prof. Ernesto Scoffone (1923-1973) - Scienziato.
scoffone

Nato a Talmassons, era venuto dopo pochi giorni a Mogliano dove il padre gestiva una farmacia. Si laureò in Farmacia e in Chimica Organica. Dopo un periodo di lavoro a Parigi, andò a perfezionarsi in America. Lavorò prima presso il Rockfeller Institute di NewYork, poi presso l'Università dell'Indiana di Bloomington. Ritornato in Italia gli venne affidata la direzione dell'Istituto di Chimica Organica di Padova. Raccolse i risultati di tanti anni di studio in ben 175 pubblicazioni. Il suo campo di ricerca fu la costituzione intima di alcuni peptidi e di alcuni enzimi. Una persona viva con tutti, affabile, gentile, attaccato alla famiglia e agli amici.


PATRIMONIO ARTISTICO E I MONUMENTI RELIGIOSI

Chiesa di S.Maria Assunta

Maria Assunta
Nel centro di Mogliano sorge la chiesa parrocchiale. Nello stesso luogo, prima del 1000 era stata costruita una pieve col fonte battesimale, dedicata anch'essa a S. Maria Assunta, ma poi distrutta dagli Ungari durante un'incursione. Circa un secolo dopo fu costruita una nuova chiesa che servì il monastero e la comunità di Mogliano, ma nel tempo fu oggetto di saccheggi e devastazioni. L'attuale edificio risale alla fine del secolo 16º, varie volte fu restaurato e abbellito con stucchi e affreschi e nel 1906 fu ricostruita la facciata. Accanto alla chiesa si trova l'antico campanile; nel secolo 14º fu fortificato e usato come torre di vedetta da Cangrande I della Scala in lotta contro Treviso. L'altare maggiore è stato rifatto nel 1782, ai lati del presbitero vi sono l'altare di S. Biagio, (Compatrono della parrocchia) e quello della Madonna del Rosario con sculture di artisti ignoti. A metà della chiesa ci sono due altari, uno di fronte all'altro, impreziositi dalle pale di due pittori moglianesi: quella con S. Francesca Romana, Antonio Abate, Sebastiano e Lucia è opera di Antonio Buratti, mentre quella di S. Giuseppe, sul lato oppposto è di Giuseppe Boldini. Accanto all'entrata principale c'e' una bella acquasantiera in marmo rosso, donata alla chiesa nel 1608 dal parroco don Lorenzo Ferrato. Gli affreschi del soffitto e del presbiterio sono opera del pittore veneziano Sebastiano Santi che li realizzò tra gli anni 1838/39; pregevoli sono anche gli stucchi che separano gli affreschi e gli archi che suddividono le navate. Dietro l'altare maggiore un grandioso affresco, di autore ignoto, è dedicato alla Vergine Assunta in cielo. In sacrestia si conserva una copia dell'"Assunta" del Tiziano e una bella "Addolorata", attribuita (con riserva) a Palma Il Vecchio.

Abbazia Benedettina di S.Maria Assunta

abbazia m assuntaAlcune mappe del 700 mostrano la struttura degli edifici estesi fino all'attuale via 24 Maggio, ma i dati non sono certi. L'unico fabbricato rimasto, lascia intravedere sotto il tetto resti di decorazioni ed affreschi. Fino al secolo scorso esisteva lungo il sagrato un altro corpo del complesso in origine adibito a cantine e granai. Del chiostro in stile romanico risalente al 1184 rimane solo il porticato ad ovest le cui arcate sono sostenute da pilastri in muratura, tranne due sorrette da una sottile colonnina. L'abbazia fu fondata, nel millennio del vescovo di Treviso Rozone, per risollevare le sorti del territorio abbandonato dagli abitanti dopo le invasioni degli Ungheri. Inizialmente fu affidata ai monaci benedettini che nel 1075 furono sostituiti dalle monache dello stesso ordine. Nel secolo 13º grazie a numerosi privilegi e donazioni allargò i suoi possedimenti su vaste zone del Terraglio e impreziosì di affreschi e opere d'arte le sale e il refettorio dell'abbazia. Le guerre in zona coinvolsero anche questa abbazia che subì numerosi assalti costringendo le monache a mettersi al sicuro entro le mura di Treviso. L'abbazia fu inizialmente usata, nei periodi di pace, come località di villeggiatura per le monache, poi adibita a luogo di raccolta dei prodotti agricoli spettanti al Monastero di S. Teonisto. Le preziose opere d'arte e suppellettili furono portate a Treviso, poi in seguito ad una legge napoleonica del 1810 che ordinava l'incameramento dei beni delle organizzazioni religiose, andarono disperse. Ha origini antichissime, fu una delle prime cappelle dipendenti dall'Abbazia di Mogliano.
Chiesa parrocchiale di CampoCroce

campocroceHa origini antichissime, fu una delle prime cappelle dipendenti dall'Abbazia di Mogliano. Il patrono fu, fin dai tempi antichi, S. Teonisto vescovo di Altino, morto martire mentre tornava da una missione in Germania nel 380. La chiesa fu restaurata nel sec. 19º conservando ancora caratteristiche dell'opera primitiva: un fregio gotico alla sommità delle pareti laterali, i resti di una finestra gotica e di una pittura che rappresenta S. Cristoforo. Sull'altare maggiore in marmo, decorata da putti e ghirlande, sovrasta la splendida Pala di Palma il Giovane (1544-1628) raffigurante la Vergine in gloria e i santi Teonisto, Tabra e Tabrata. Sul soffitto spicca il grande affresco del martirio di S. Teonisto, opera del pittore veneziano G. Battista Canal, autore anche degli affreschi sul soffitto del presbiterio e delle pareti dove sono rappresentati rispettivamente la "Fede", la "Natività della Vergine" e la "Resurrezione". Il campanile adiacente alla chiesa fu ricostruito nel 1848.

Chiesa parrocchiale di Zerman

Entrando in Zerman ci si trova difronte l'imponente chiesa dedicata a S. Elena, imperatrice e patrona del paese. La costruzione subì una radicale ristrutturazione nel 1859; dell'edificio primitivo rimane un affresco che rappresenta S. Elena mentre regge la croce, sistemato sul portone centrale tra le strutture della nuova facciata. L'opera è attribuita alla scuola del Veronese. Il campanile è antico e particolare per la merlatura che adorna la cella campanaria completata da una bella cuspide. Nell'interno, sull'altare maggiore in stile barocco è collocata la pala di Palma Il Vecchio (1480-1528) che raffigura la "Madonna col Bambino e i Santi". Sugli altari laterali ci sono la pala che raffigura la "Madonna del parto", attribuita al figlio di Paolo Veronese e un "S. Antonio" di ignoto autore, un "Martirio di S. Sebastiano" di autore sconosciuto e una "Madonna del Rosario" opera pregevole del 17º secolo. Sulla parete meridionale vi è una bella terracotta in smalto che rappresenta una "Madonna col Bambino". Sul sagrato della chiesa, la statua dedicata a S. Elena che porta la croce è collocata su una colonna romana.

Sacello dedicato alla Madonna

Sulla strada per Zerman, prima dell'abitato, si trova un antico sacello, dedicato alla Madonna; secondo la tradizione, parte degli affreschi che lo adornano sono attribuiti a Paolo Veronese. All'interno dell'edicola sullo sfondo è rappresentata la Vergine con un ampio mantello e Gesù benedicente; sulle pareti laterali ci sono delle figure di S. Francesco e S. Carlo, mentre su quella posteriore la "Crocifissione", anche se restaurato da mani poco esperte, mostra tratti e sfumature raffinate attribuibili all'opera del Veronese.

Sacello della deposizione

Dietro la chiesa parrocchiale di Zerman, lungo la strada principale si trova un secondo sacello decorato proprio dal grande maestro Paolo Veronese. Sulla parete di fondo è affrescato una "Deposizione di Cristo dalla Croce", opera di grande valore caratterizzata dalla compostezza dei gesti e dall'espressione dei visi che esprimono pietà della Madonna e dell'Angelo che sostengono il corpo di Cristo abbandonato nella morte. Le pitture delle pareti esterne sono attribuite al Veronese, ma restano solo poche tracce.