Inceneritore
Comunicazione del Presidente
Ma perché proprio due impianti di termovalorizzazione per rifiuti speciali in Provincia di Treviso?

Dobbiamo dire innanzitutto che il Decreto Ronchi specifica che i rifiuti provenienti dalle attività produttive (industriali, artigianali, commerciali ed agricole) si definiscono rifiuti speciali e si suddividono in rifiuti speciali non pericolosi e rifiuti pericolosi.

L'Associazione industriali di Treviso ha presentato alla Regione Veneto agli inizi di settembre 2005 i progetti per la realizzazione di due impianti di termovalorizzazione per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi di provenienza industriale da realizzarsi nei Comuni di Mogliano e di Silea.

La prima domanda che sorge spontanea è la seguente. Visto che nel corso dell'ultimo quinquennio, la provincia di Treviso ha subìto un profondo processo di deindustrializzazione con la chiusura e/o la delocalizzazione di molte industrie e -purtroppo- con la conseguente perdita di molti posti di lavoro, ci si deve quindi chiedere: "per quaIe ragione nel momento in cui si producono meno rifiuti industriali -perché le industrie chiudono- accade invece che Unindustria presenta una richiesta per la costruzione non di uno ma bensì di due termovalorizzatori per incenerire i loro rifiuti?"

Va ricordato infatti che, quando Ia produzione industriale era ai massimi valori, nessun industriale ha mai sollevato il problema dello smaltimento di questa tipologia di rifiuti, né provato ad intraprenderne l'impianto. Finora, semmai, c'è stata la corsa ad aprire nuove cave e, tant'è, la Commissione VIA Regionale ci ha appena fatto un nuovo "omaggio", autorizzando una nuova discarica da 516.000 tonnellate per tali rifiuti proprio a Zerman.

Una prima risposta a questa domanda è la seguente: gli impianti di termovalorizzazione per rifiuti speciali -oggi- non rispondono a Piani di programmazione né provinciale né regionale per il semplice fatto che tali Piani non esistono anche se la Legge Regionale n. 3 del 2000 lo dispone. La Regione Veneto infatti non ha mai presentato finora un Piano Regionale per Io smaltimento dei Rifiuti Speciali mentre -al contrario- per Legge nazionale si devono avere dei Piani provinciali e regionali per Io smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani.

Perciò se un'Azienda, pubblica o privata, decide di realizzare un impianto per lo smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani, questo si può realizzare solo se è previsto all'interno del Piano regionale e provinciale. Se invece si vuole realizzare nel Veneto un impianto per lo smaltimento di Rifiuti Industriali, non essendo questo vincolato da nessun Piano, chiunque -indipendentemente dal fatto di dover dimostrare se serve o meno- "potrebbe" realizzarlo ovunque e "sarebbe" soggetto solo alle leggi del mercato.

E, magari, a prescindere che i cittadini e i Comuni che devono ospitarlo siano consenzienti o meno.

Questo scenario pare ripetere quanto già avvenuto in questa Provincia con le discariche per rifiuti speciali volute dai cavatori di ghiaia, come quelle realizzate nei Comuni di Paese, di Istrana, di Castelfranco Veneto, di Riese Pio X, di Vedelago, ecc., mentre non ne sono state realizzate in Provincia di Padova, di Rovigo e di Belluno perché quelle di Treviso erano non solo sufficienti per tutto il Veneto ma ricevevano anche i rifiuti dalla Lombardia, dal Piemonte o dalla Toscana.

Come non pensare allora che la stessa cosa si voglia ripeterla adesso? Si chiede l'autorizzazione per due inceneritori per Rifiuti Industriali, forse se ne costruisce uno solo, poi si "scopre" che non vi sono rifiuti sufficienti per farlo funzionare per cui si dovranno ricercare rifiuti da altre Province del Veneto oppure da altre Regioni.

E se i rifiuti industriali fossero insufficienti, dato che gli impianti "devono lavorare", perché non farli funzionare con i Rifiuti Solidi Urbani, in barba al Piano Regionale di smaltimento ed alla percentuale di oltre il 70% di raccolta differenziata già raggiunto da moltissimi Comuni della Provincia di Treviso?

Un altro aspetto che va chiarito è il seguente: l'Associazione Industriali di Treviso non ha mai progettato né costruito impianti di termovalorizzazione; adesso invece presenta addirittura due progetti appoggiandosi ad imprese (REA; Noy Vallesina), membre di Green Holding, che hanno realizzato a Dalmine un termovalorizzatore privato per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani della provincia di Bergamo. (A Green Holding risulta appartenere anche GEA Italia, Società che gestisce la discarica controllata di S. Urbano in Provincia di Padova dove attualmente viene conferita grossa parte dei rifiuti del Nord Est del Veneto, compresa la Provincia di Treviso).

E' davvero fantapolitica ipotizzare che l'obbiettivo di Unindustria sia quello di realizzare in Provincia di Treviso un termovalorizzatore per rifiuti industriali che sarà certamente a livello sovraprovinciale e un altro per Rifiuti Solidi Urbani? Riguardo a quest'ultimo noi non siamo pregiudizialmente "contro la tecnologia" ma sosteniamo con forza che, se esiste un problema sociale dei RSU, se ne deve far carico tutta la collettività provinciale facendola rientrare all'interno della Programmazione provinciale e regionale e di una concertazione condivisa da tutti, Amministrazioni Comunali e Cittadini. Ed a questa logica -a tutt'oggi priva di Pianificazione nel Veneto- va assoggettato anche lo smaltimento dei rifiuti industriali del Veneto e della Provincia di Treviso.

Un'altra questione poi, è data dall'alto valore energetico intrinseco al CDR (Combustibile Da Rifiuti) già prodotto dagli impianti di risulta "a valle" della raccolta differenziata, perché -sostengono gli esperti- il tipo di tecnologia proposta da Unindustria sarebbe già superata e inadeguata.

Chi propone questi termovalorizzatori deve allora dimostrare, prima e inconfutabilmente: 1) che questi impianti rispondano ad una programmazione e siano davvero necessari; 2) che tipo di rifiuti (CER) si intende trattare ed indicarne precisamente quantità e provenienza; 3) che le tecnologie proposte siano "adeguate".

Io credo perciò che prima di intraprendere battaglie -sacrosante- per la difesa della salute dei cittadini si debba sollecitare innanzitutto chi ci governa in Regione a fare il proprio dovere: avviare procedimenti di autorizzazione di Termovalorizzatori in assenza della Normativa Regionale già prevista dalla L.R. n. 3/2000 potrebbe risultare omissivo, ancorché civilmente e politicamente intollerabile.

Infine ricordo che i Rifiuti Industriali devono essere trattati non in zone agricole di preminente interesse come quelle individuate dai Proponenti ma in apposite Zone industriali di cui né il Comune di Mogliano né quello di Silea dispongono. E perciò nessuno può imporre di autorità ai nostri Comuni di farsene carico.

Antonio Bortoluzzi
Presidente della Commissione Speciale sul Termovalorizzatore di Mogliano